L”’UNCI –Unione Nazionale Cooperative Italiane” di Modena si rinnova all’insegna della continuità e della tradizione. Dopo i ringraziamenti al Presidente dimissionario (per altri importanti impegni a livello nazionale) è stato eletto nuovo Presidente provinciale il Dott. Paolo Giuseppe D’Angelo.
Venerdì 17 febbraio 2012, dalle ore 15,00 alle 18,30, presso la sede dell’”UNCI-Unione Nazionale Cooperative Italiane” di Modena (Viale Corassori,24), si è svolta la riunione del Direttivo provinciale dell’”UNCI” di Modena.
L’UNCI Modena raccoglie e rappresenta oltre 60 cooperative associate, operanti nei diversi settori. Da quello artistico-culturale e per la formazione (con cooperative e associazioni come quella di Mirella Freni, come l’Associazione culturale “Virginia Reiter” ecc), a quello sociale e del volontariato, del lavoro dell’artigianato e dell’edilizia.
L’UNCI Modena fa capo all’UNCI nazionale (con sede a Roma Via San Sotero,32) che opera dal 1971.
Dopo avere approvato, all’unanimità, la relazione del Presidente in carica (dal 1994 e che si è presentato dimissionario perché fortemente impegnato a Roma con importanti incarichi nel Direttivo nazionale dell’UNCI), i soci hanno provveduto ad eleggere il nuovo Presidente. E’ risultato eletto, all’unanimità, il Dott. Paolo Giuseppe D’Angelo
Chi è il nuovo presidente dell’” UNCI –Unione Nazionale Cooperative Italiane” di Modena Dott. Paolo Giuseppe D’ANGELO
Nato a San Severo (Foggia), il 30 giugno 1957, è “modenese” di adozione da oltre 40 anni.
Laureato in medicina e chirurgia, specializzato in psichiatria e in criminologia, formato in mediazione familiare, da oltre un decennio opera nell’ambito della cooperazione sociale. Nel febbraio 1999, è stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale onlus “COMETA 99”, di cui, per diversi anni, è stato presidente. Dal febbraio 2003, è responsabile del Centro Diurno “Dott. R.Mingucci”, struttura semiresidenziale, specialistica per anziani affetti da demenza e convenzionata con il Comune di Modena. “Cometa 99” , a sua volta, è stata tra i soci fondatori del consorzio “Marvelli” , del quale è stato presidente, per alcuni anni. Nel 2008, ha dato vita alla società di mutuo soccorso “Mutua Geminiana”, che vuole fornire una risposta no profit, solidaristica per un nuovo welfare: al 2020, il numero degli ultraottantenni italiani raddoppierà rispetto ad oggi; lo Stato e le Regioni non hanno le risorse finanziarie necessarie per garantire assistenza e cure adeguate per affrontare l’aumento esponenziale di malattie croniche e condizioni di non-autosufficienza. Per garantire i soli servizi sanitari, lo Stato dovrebbe impegnare oltre il 10% del PIL, a danno di investimenti in altri settori strategici per l’economia del Paese . L’aggregazione della domanda dei cittadini, l’incanalamento di risorse che altrimenti si disperderebbero in mille rivoli, permetterebbero la copertura di servizi sanitari integrativi, senza che le famiglie debbano pagare di tasca propria.
Prima dichiarazione del nuovo Presidente UNCI –Unione Nazionale Cooperative Italiane- di Modena, il Dott. Paolo Giuseppe D’ANGELO
“Nell’assumere la presidenza provinciale dell’UNCI Modena e il seguito del Consorzio delle Cooperative sociali “Marvelli” , il proposito è dare un proprio contributo in una fase difficile del paese e del nostro territorio per potere mantenere livelli di welfare adeguati, ricorrendo a sussidiarietà, razionalizzazioni dei servizi e realizzazioni di progetti innovativi in modo che si possa continuare ad aiutare le famiglie su cui gravano i compiti dell’educazione e della crescita dei figli e dell’assistenza di anziani non autosufficienti.
La globalizzazione ha segnato una deregulation non solo economica e finanziaria ma anche sociale. La liberalizzazione finanziaria, da un lato, ha determinato la crisi globale del 2008 e, dall’altro, ha esposto ed espone le economie nazionali alle incertezze create da enormi quantità di flussi di capitali, a breve termine. Il pericolo è stato e rimane il disinvestimento di capitali esteri da parte di banche e investitori pubblici e privati: è sufficiente la valutazione negativa di un’agenzia di rating per fare precipitare un paese in una devastante crisi finanziaria, minando le condizioni di vita di milioni di persone. E’ successo in Messico, nel 1994-95; in Russia, nel 1997; in Argentina, nel 2001-2002; e sta succedendo in Europa.
L’Italia ha davvero bisogno di crescere di più. Tra il 2000 e il 2007, il PIL è aumentato del 7% (meno della metà del decennio precedente), mentre l’area dell’euro è cresciuta circa del doppio. Nel biennio 2008-09, la crisi ha determinato una riduzione del PIL di 6,5 punti percentuali, mentre gli altri Paesi dell’area ne perdevano, in media, 3,5 . Ma è errato ritenere –come purtroppo continua a proporre tutta l’area politica della sinistra, movimentalista radicale e non, fotografata in quel di Vasto – che si possa fare una politica di crescita con lo strumento degli investimenti pubblici attraverso l’incremento del debito, in quanto si continua a credere nell’llusione magica di un ritorno al passato. Occorre gettare le basi per una crescita sana e durevole, fatta da un lato di investimenti e dall’altro di riduzione della spesa pubblica corrente. Con la fine della Prima Repubblica, 1994, dopo decenni di consociativismo, l’Italia aveva bisogno di una grande depurazione dalle incrostazioni corporative, dall’appesantimento burocratico, dalle duplicazioni dei centri di potere istituzionali incastonati secondo sequenze di tipo medievale, utili solo a creare posti ai galoppini della politica ma destinati a pesare ancor di più nel contesto della competizione globale sempre più dura. Ma i circa 20 anni di bipolarismo muscolare -1994-2013- hanno solo ulteriormente appesantito la macchina statale a danno del mondo del lavoro e di tutto il sistema di ridistribuzione della ricchezza nel cui ambito si può ascrivere il welfare. Urgentemente il Paese ha bisogno di eliminare le tante barriere presenti nel mondo del lavoro, meno privilegi e rendite per gli inclusi , più possibilità di ingresso per gli esclusi e per i giovani, più spazio al merito e alla concorrenza : questi gli ingredienti di un’economia più competitiva, che favorisca una crescita duratura, una società più aperta, più inclusiva, più equa. Purtroppo, questo impegnativo disegno non è stato né voluto e ancor meno realizzato né dalle coalizioni di centro-destra né da quelle di sinistra-centro, entrambe caratterizzate da conservatorismo e dall’occupazione del potere tout court. Con il governo Monti, si può aprire una nuova pagina nella storia d’Italia, ma sta al sistema politico rinnovarsi di quel tanto necessario perché non si cada nel trasformismo conservatore italico.
L’Italia, in questo momento, rappresenta, nel bene e nel male, l’incognita Europa nel senso di grande scommessa per il futuro, perché in questi anni si dovrà, con lungimiranza, ridisegnare un nuovo modello di società, che possa ancora coniugare sviluppo, occupazione e sistemi welfare, in grado di garantire ai propri cittadini salute e istruzione-formazione al di là del grado di ricchezza. E’ una posta in gioco impegnativa dall’esito non scontato e noi ci impegniamo localmente per dare il nostro contributo,
Questo rinnovamento al vertice dell’UNCI nasce nel segno di un dialogo con tutti – istituzioni, altre organizzazioni del mondo cooperativo, sindacati- per responsabilmente esserci nell’assumere iniziative che vanno nel segno del riformismo indicato“.
